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PAVIA e la BATTAGLIA DEL 24 FEBBRAIO 1525

di Luigi Casali

Gli antefatti

La guerra tra Francia e Spagna scoppiò dopo che Carlo d. Asburgo, già re di Spagna e Arciduca d. Austria, diventò imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo V.

Il campo di battaglia principale fu ancora una volta costituito dall. Italia, dove, dopo il trattato di Noyon del 1516, la Francia possedeva il ducato di Milano mentre la Spagna teneva Napoli.

Nell. ottobre 1524 Francesco I, re di Francia, scese in Italia alla testa di un poderoso esercito, deciso a giocare la partita decisiva. Gli Ispano-imperiali, troppo inferiori, si ritirarono sull. Adda. Milano, minata anche dalla peste, si arrese senza resistenza. Francesco I decise allora di volgersi verso Pavia, ancora in mano agli spagnoli, per impadronirsi di questo importante punto strategico che controllava le comunicazioni di Milano con Genova.

Pavia e il Parco Visconteo

Pavia , antica capitale del regno Longobardo e del Regno Italico, rivale di Milano fino alla metà del XIV secolo, sede dell. illustre "Studium Generale utriusque iuris" fondato da Galeazzo II Visconti, era la gemma più preziosa dei domini^ sforzeschi. La città era debolmente protetta da mura medievali merlate, alte e sottili, intercalate da torri. Sul lato nord delle mura, sorgeva, come sorge ancora al giorno d. oggi, il Castello visconteo, fatto edificare da Galeazzo II Visconti. Si trattava di una magnifica residenza dove trascorrere lietamente il tempo tra svaghi e divertimenti di ogni genere.

A nord del castello, partendo dalle mura di Pavia e fino a toccare la Certosa, si estendeva il grande Parco Visconteo. La sua realizzazione era stata iniziata da Galeazzo II Visconti e portata a termine da Gian Galeazzo. Il Parco era circondato da un. alta e spessa muraglia che misurava circa 22 chilometri ed era diviso nel Parco Vecchio e nel Parco Nuovo da un muro che correva dal Cantone delle Tre Miglia a Due Porte.

Nei suoi tempi migliori il Parco era un vero e proprio giardino delle delizie. Destinato alle battute di caccia, ospitava cervi, daini, cinghiali e altra abbondante selvaggina che trovava rifugio nei folti boschi che ne ricoprivano buona parte della superficie. Il Parco Vecchio, dove fu combattuta la battaglia del 1525, era attraversato da corsi d. acqua, il più importante dei quali , la Vernavola, nasceva, come al giorno d. oggi , nei pressi di San Genesio, nel Parco Nuovo, scendeva verso Pavia attraversando il Parco Vecchio in tutta la sua lunghezza e si gettava nel Ticino a valle di Pavia.

Quasi al centro del Parco, sulla riva destra della Vernavola, si trovava il castello di Mirabello, un magnifico palazzo fortificato che serviva da luogo di sosta e riposo durante le battute di caccia. Nel Parco vi erano i piccoli insediamenti di San Genesio e Borgarello, nel Parco Nuovo, e alcune cascine, come Torre del Gallo, Cornaiano, la Repentita, la Pantaleona e altre ancora. Un lungo e rettilineo viale alberato, detto "il Corso", collegava Mirabello e Pavia.

L'assedio di Pavia

Pavia era presidiata da circa 6000 soldati tedeschi e spagnoli, agli ordini di don Antonio de Leyva, un vecchio e risoluto soldato spagnolo.

I francesi, sicuri di prendere la città facilmente, lanciarono subito una serie di assalti che furono però tutti respinti dai difensori, validamente aiutati dalla popolazione pavese, terrorizzata da quello che sarebbe potuto accaderle se la città fosse caduta. Francesco I dovette così rassegnarsi a porre un assedio in piena regola, che aveva l. inconveniente di iniziare con il rigido inverno lombardo ormai alle porte. I francesi circondarono completamente Pavia; Francesco I e una parte importante dell. esercito si disposero a ovest della città, nei pressi di San Lanfranco. Le fanterie mercenarie svizzere e nuclei di cavalieri si installarono a est di Pavia nella zona delle " cinque abbazie", cosi chiamata per la presenza delle abbazie di San Paolo, Santo Spirito, San Giacomo, San Pietro e San Lazzaro.

Tra assalti, sortite e scaramucce trascorsero più di tre mesi. All. inizio del febbraio 1525, un esercito ispano-imperiale molto agguerrito, forte di circa 22000 uomini, agli ordini di Carlo di Lannoy, vicerè di Napoli, di Carlo di Borbone, ex connestabile di Francia, e di Ferdinando d. Avalos, marchese di Pescara, si accampò a est di Pavia, di fronte alle truppe che i francesi avevano nel frattempo spostato a nord e a est della città.

L'attacco imperiale

Per tre settimane i due eserciti si fronteggiarono in un crescendo di scaramucce e duelli d. artiglieria. Infine i comandanti imperiali, spinti dalla penuria di denaro con cui pagare le truppe mercenarie, che minacciavano di abbandonare l. esercito se non fosse stato pagato al più presto il soldo dovuto, decisero di agire. Il piano imperiale prevedeva di occupare Mirabello per tagliare le comunicazioni di Francesco I con Milano e obbligarlo così a cambattere in condizioni sfavorevoli. Per mezzo di un messaggero che era riuscito ad attraversare le linee nemiche, l. azione fu coordinata con gli assediati che dovevano erompere dalla città al momento opportuno per cogliere il nemico tra due fuochi.

Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio l. esercito imperiale entrò di sorpresa nel Parco vecchio attraverso tre brecce praticate nel muro perimetrale est, in prossimità di Due Porte e puntò su Mirabello. Protette da una spessa nebbia che gravava sulla campagna, le avanguardie imperiali, costituite da circa 3000 archibugieri, vi arrivarono quando ormai stava albeggiando. I francesi che riuscirono a fuggire da Mirabello diedero l. allarme al campo francese. Si corse alle armi. Francesco I, tratto dal sonno, prese il comando della cavalleria, la sceltissima Gendarmeria, costituita dal fior fiore della nobiltà francese. Sul suo fianco destro si schierarono il quadrato della Banda Nera forte di 4000 lanzichenecchi tedeschi al soldo francese, affiancato a sua volta da un altro quadrato di circa 3000 picchieri svizzeri; i quadrati erano intervallati da numerosi pezzi d. artiglieria.

Gli archibugieri imperiali inviati all. avanguardia rientrarono da Mirabello sul grosso dell. esercito imperiale che si dispose in ordine di battaglia per affrontare i francesi che stavano avanzando.

Il re e la sua Gendarmeria si scontrarono con quella imperiale che fu rapidamente dispersa, mentre l. artiglieria francese batteva la fanteria nemica. Per evitare le palle i fanti furono obbligati a stendersi a terra e a cercare riparo nelle pieghe del terreno. Francesco I si sentiva ormai padrone della vittoria. Rivoltosi al signor di Lescun che gli era in fianco esclamò la famosa frase "Monsignore oggi mi voglio chiamare Signore di Milano".

Vittoria imperiale

La situazione per gli imperiali si faceva difficile. Con abile intuizione, il Marchese di Pescara ordinò allora che 1500 archibugieri si spostassero all. ala destra, si appostassero sulle rive della Vernavola e nelle campagne circostanti e battessero con il loro fuoco la Gendarmeria francese che stava rifiatando dopo la carica.

I cavalieri furono decimati dal tiro degli archibugieri, mentre la cavalleria imperiale, riordinatasi, passò al contrattacco. Francesco I si battè valorosamente attorniato da una esigua schiera dei suoi cavalieri, ma alla fine cercò anche lui scampo nella fuga, tentando di uscire dal Parco, forse attraverso porta Roveri, nel muro divisorio. Inseguito da alcuni cavalieri e fanti nemici, nei pressi della cascina Repentita, gli fu abbattuto il cavallo ed egli fu fatto prigioniero.

La cattura del re di Francia sarebbe bastata da sola ad assicurare la vittoria degli ispano-imperiali, che comunque trionfarono anche al centro, dove i lanzichenecchi tedeschi e i fanti spagnoli travolsero la Banda Nera e gli Svizzeri, catturando le artiglierie francesi e ponendo in rotta ciò che restava dell. esercito nemico.

La sortita da Pavia di Antonio de Leyva contribui a mettere in rotta un altro quadrato svizzero proveniente dalle "cinque abbazie" e completò il trionfo imperiale.

La battaglia era stata brevissima, meno di due ore. I francesi vi subirono perdite che oscillavano, secondo le fonti, tra i 6000 e i 10.000 uomini tra i quali si trovava anche il fior fiore della loro nobiltà . Le perdite imperiali furono sensibilmente inferiori, attorno ai mille uomini.

Conclusione

La guerra fu sospesa durante la prigionia di Francesco I in Spagna. Essa riprese dopo la liberazione del re e la stipulazione della lega di Cognac che unì Francia, Venezia, Papato e Sforza contro Spagna e Impero. Seguirono anni orribili, fatti di battaglie, saccheggi e violenze di ogni genere. Pavia fu saccheggiata per ben tre volte tra il 1527 e il 1529. Il quadro strategico generale non subì però mutamenti rispetto a quello che si era creato dopo la battaglia del 1525 e così, nel 1535, alla morte di Francesco II Sforza, il ducato di Milano diventò una provincia spagnola.

Monumenti e luoghi testimoni della battaglia.

Dell. antica capitale del regno Italico, della città viscontea e rinascimentale, Pavia ha conservato magnifiche chiese, alcune torri medioevali, il grandioso Castello visconteo e altri monumenti storici e artistici.

Mentre rinviamo a una guida turistica completa per notizie più dettagliate, ci limitiamo qui ad indicare i monumenti e le località che conservano testimonianze riguardanti Pavia e la battaglia del 1525.

Basilica di San Teodoro

Fu probabilmente edificata nel VIII secolo e successivamente ricostruita nel XII. In stile romanico, è interamente costruita in cotto. Conserva all. interno notevoli esempi di pittura rinascimentale fra i quali costituiscono importanti documenti storico-iconografici i due affreschi con la veduta di Pavia, attribuiti a Bernardino Lanzani.

Il primo si trova dietro il battistero. Vi sono raffigurati Pavia vista a volo d. uccello dalla riva destra del Ticino e parte del Parco visconteo durante l. assedio posto dall. esercito francese guidato da Odet de Foix, visconte di Lautrec, nel 1522. In alto, nel cielo, S. Siro, S. Teodoro e S. Agostino proteggono la città. Questo affresco è rimasto incompiuto nella parte inferiore per un errore di prospettiva dell. artista.

Al primo affresco se ne sovrappose allora un secondo con identico soggetto. Questo fu strappato nel 1956 e trasferito sulla parete di controfacciata, a sinistra dell. entrata. L. affresco fu realizzato tra il 1522 e il 1523. La Pavia che vi è raffigurata è quindi quella pressochè coeva alla battaglia del 1525.

Chiesa di San Salvatore

Edificata in epoca longobarda dal re Ariperto, fu ricostruita poco dopo la metà del XV secolo. Contiene cicli di affreschi rinascimentali come le "Storie di S. Maiolo", nella prima cappella a sinistra, attribuite a Bernardino Lanzani, le "Storie di S.Benedetto" nell. abside di sinistra e le Storie di S. Antonio Abate", della scuola del Lanzani, nella quarta cappella a sinistra. Nell. abside di destra, un affresco raffigurante San Martino che dona il proprio mantello al povero mostra sullo sfondo una bella, anche se idealizzata, veduta di Pavia agli inizi del XVI secolo.

Nei pressi di San Salvatore erano accampati, durante l. assedio di Pavia, i lanzichenecchi della Banda Nera al soldo francese.

Basilica di San Pietro in Ciel d. Oro

Risale all. epoca longobarda, ma l. edificio attuale, con particolare riferimento alla facciata, fu consacrato nel 1132 da Papa Innocenzo II. La chiesa è collegata alla battaglia di Pavia per avere accolto le spoglie di alcuni illustri comandanti, sia imperiali che francesi, caduti durante l. assedio o nella battaglia. Vi furono infatti sepolti Eitel Federico di Hohenzollern, uno dei comandanti dei Lanzichenecchi che difendevano Pavia, Richard de la Pole, duca di Suffolk e Francesco di Lorena, i due comandanti della Banda Nera caduti nel combattimento contro i Lanzichenecchi imperiali. Le tombe sono ora scomparse.

La basilica, ricordata anche da Dante, Petrarca e Boccaccio , conserva l. arca con le spoglie di S. Agostino, che il re longobardo Liutprando fece portare dalla Sardegna, e quelle di Severino Boezio e dello stesso Liutprando.

Castello Visconteo

La sua costruzione fu iniziata da Galeazzo Visconti nel 1360. A pianta quadrata, aveva in origine quattro torri angolari di cui solo due rimangono ai giorni nostri. Le altre due furono distrutte insieme a tutta l. ala nord durante l. assedio posto dai franco-veneziani nel 1527.

Ospita attualmente i musei civici comprendenti la sezione Archeologica con reperti del periodo antico, medievale e rinascimentale, l. importante Pinacoteca Malaspina e il Museo del Risorgimento.

Nella sezione archeologica, con riferimento all. assedio e alla battaglia del 1525, è conservata la pietra tombale di Eitel Federico di Hohenzollern, uno dei comandanti dei lanzichenecchi tedeschi, morto durante l. assedio e sepolto quindi nella basilica di S.Pietro in Ciel d. Oro.

La Pinacoteca Malaspina è ricca di opere d. arte tra le quali spiccano quelle di artisti famosi come Correggio, Vincenzo Foppa, il Bergognone, Antonello da Messina, Bernardino Luini e altri. Tra i dipinti rinascimentali segnaliamo il ritratto di Francesco I dell. atelier di Jean Clouet e, nella sezione del . 600, la battaglia di Pavia di Gherardo Poli.

 

Il Parco Visconteo

Vestigia dell. antico Parco Visconteo sono ancora visibili nelle seguenti località:

Mirabello

In posizione sopraelevata sulla valle della Vernavola, al giorno d. oggi purtroppo deturpata da strade ed edifici, si trova il "castello", in realtà un magnifico palazzo fortificato che serviva per le battute di caccia nel Parco.

Francesco I vi alloggiò per un certo periodo durante l. assedio. Vi erano alloggiati anche ambasciatori con il loro seguito e nei suoi dintorni era accampata la massa dei civili al seguito dell. esercito francese. Tutti furono sorpresi dall. arrivo delle truppe di avanguardia ispano -imperiali che misero a sacco ogni cosa. Il castello, rimaneggiato e molto decaduto nel corso degli anni, è attualmente in fase di restauro ed è visitabile solo dall. esterno.

Sempre a Mirabello, nella piazza antistante la chiesa parrocchiale, un piccolo obelisco posto da privati ricorda la battaglia del 1525 e i caduti di parte francese e imperiale.

Cascina Repentita

Secondo la tradizione vi fu portato Francesco I subito dopo essere stato preso prigioniero; una contadina, per rinfoccillarlo gli avrebbe servito la famosa zuppa alla pavese.

Una iscrizione sul muro esterno della cascina, apposta ancora una volta per opera di privati, ricorda la sconfitta e la cattura del re di Francia avvenuta nelle campagne limitrofe.

S.Genesio

Al tempo della battaglia l. abitato era quasi addossato al lato nord del muro divisorio dei due Parchi in posizione mediana tra il doppio ingresso a est, in corrispondenza di Due Porte, e il Cantone delle Tre Miglia a ovest. Sul margine del vecchio tratto della strada Vigentina che attraversa il paese, in via Due Porte, è situata la pusterla dell. antica porta Pescarina, che collegava il Parco Vecchio con il Nuovo. La pusterla è uno dei pochissimi resti del muro del Parco ancora esistenti.

A S.Genesio è possibile visitare una mostra iconografica permanente sulla battaglia di Pavia. Al suo interno sono collocati due plastici della battaglia, di cui uno realizzato con circa 2000 soldatini.

Certosa di Pavia

Sul lato destro della statale in direzione per Milano si trova l. antica porta d. ingresso al Parco Nuovo, dette di Torre del Mangano.

Iconografia della battaglia

La battaglia di Pavia è una delle più celebri della storia. Il suo esito, clamoroso soprattutto per la cattura di Francesco I , suscitò enorme impressione in tutta Europa e stimolò, da subito, la fantasia di artisti e letterati.

Manca qui lo spazio per dare un. esauriente rassegna della produzione iconografica della battaglia. Alcune opere di riferimento sono indicate in bibliografia. Tra tutta la produzione artistica è comunque opportuno ricordare per ricchezza e grandiosità la serie di sette arazzi fiamminghi eseguiti su cartoni di Bernard van Orley. Gli arazzi, intessuti di lana e seta con filo d. oro e d. argento, illustrano i principali episodi della battaglia di Pavia. Realizzati poco tempo dopo gli avvenimenti che vi sono raffigurati, costituiscono nel loro insieme un. opera di eccezionale valore storico e artistico. Restaurati di recente, sono esposti in una grande sala del Museo di Capodimonte.

Bibliografia

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