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ARMI E ARMATURE DELLE GUERRE D’ITALIA 1480 - 1530 Massimiliano Righini Questo è un periodo di grandi mutamenti nel concetto delle armi, soprattutto dell’arma difensiva. La guerra sta cambiando. Da un contesto bellico dove la cavalleria era l’elemento principale, la forza decisiva, si passa ad un nuovo modo di combattere. Per la prima volta nei tempi moderni, l’Italia sarà teatro di vere e proprie battaglie (le più importanti d’Europa) dove la fanteria e la cavalleria leggera prenderanno il sopravvento sulla cavalleria pesante e domineranno i campi di battaglia. Dopo l’impero romano la fanteria era diventata un’arma secondaria e solo lentamente, nel xv sec., la sua efficienza sarà sviluppata con la creazione di formazioni di mestiere, dotate di equipaggiamento omogeneo, allenamento, ed una tattica d’impiego intelligente. La picca, l’arma del fante svizzero, è il simbolo della nova guerra, con essa l’uomo a piedi tiene il terreno di fronte alle cariche di cavalleria, la quale con una nuova armatura quasi uguale a quella del fante, cercherà (nei primi del cinquecento) nella mobilità la sua forza. Le armi da fuoco fanno la loro comparsa, e se ancora non molto efficienti cominciano ad avere sempre più peso nello sviluppo della lotta. E’ questo il periodo dove la grande armatura è quella todesca contrapposta alla semplicità delle armature gotiche di produzione milanese, nasce oltralpe l’idea della "spigolatura" dovuta alla grande pratica che avevano gli armaioli tedeschi nel lavorare il metallo a forme vive, che vanno a colmare l’architettonica paura del voto (tipica dello stile gotico) creando vere e proprie sculture d’acciaio. Gli armaioli italiani, o meglio i loro clienti, non sembrano interessati a questo modo di decorare almeno fino all’ultimo decennio del xv sec. Ma una volta scoperto e diffuso il gusto "alla todesca", l’artigiano italiano, riesce a sviluppare un’inventiva maggiore superando nella creatività dello stile i colleghi d’oltralpe. |
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Schioppettieri lanzichenecchi in armeria. |
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